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Nessun fantasma a Montaperti

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Strana pasquetta quest'anno, niente mare, saltata sciata all'Abetone, che si fa? Un giro in giro. E così, girin girando abbiamo girato verso Montaperti. A dir il vero questo proposito più volte o mi era passato per la cuticagna, ma poi non c'era mai tempo, o avevamo da far di meglio, o si aspettava settembre che è meglio ancora. Insomma per una cosa o per l'altra alla fine più che il voler potè il caso.

 

Ed eccoci a Montaperti. Parcheggiamo la macchina all'incrocio fra via dei Gibellini e via Farinata degli Uberti per chiedere informazioni (lontani non dobbiamo essere di certo). Un ometto sull'ottantina, un po' sorpreso (ma perchè? Mica gli ho chiesto dove fosse il Trasimeno), ma apparentemente felice di darmi indicazioni mi dice che l'apice della battaglia si svolse lì, proprio dove avevo parcheggiato la macchina. (Oddio! ho parcheggiato la punto sulla mano mozza di jacopo de' Pazzi*. Guardo sotto per sicurezza, ma adesso lì c'è una pizzeria e qualche villetta di nuova costruzione) "Comunque, se voui vedr lo strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata in rosso, devi andar più in giù, c'è un cartello giallo con una scritta nera, giri a sinistra e arrivi al Cippo" . Ringrazio, il signore mi sorride e mi saluta gentilmente. L'Arbia è un fiumiciattolo dritto dritto, quasi un fosso con delle sponde insolitamente alte. Il cippo è chiuso. Vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori. Mportasega, si passa sotto come tutti e si sale in cima.

Da sempre sii racconta di storie misteriose legate a questo tumulo; rumori spettrali, passi forti e decisi salire i suoi gradini, strani animali ululanti, spiriti che si fanno precedere da cadenzati suoni di tamburo e nitriti di cavalli al galoppo nella piana di Montaperti. Io esigo il fantasma. C'è un cunicolo che porta all'interno del tumulo dove da sette secoli riposano le ossa dei morti di Montaperti. Il cunicolo però è crollato. Provo ad infilarmi dentro alla luce dell'accendino. Da solo, perché Francesca dice che è pericoloso e se è crollato c'è un motivo di sicuro. Faccio un paio di metri, io esigo il fantasma, mi chino, mi sporco, infilo la testa, ma è troppo stretto, non si passa. Mi fermo ad ascoltare, ma c'è solo il rumore della fiamma. Peccato.

E' pomeriggio inoltrato, a quest'ora i tedeschi del conte d'Arras al grido "San Giorgio San Giorgio" attaccavano le spalle dell'esercito guelfo. Ci sono delle colline, mi pare a sud-est, forse sbucarono di là. Non ce li vedo i tedeschi a gridare San Gorgio, me li immagino piuttosto d'aspetto terribile, le facce feroci distorte, le grida belluine, e gli elmi fiorentini voltarsi di scatto. Erano duecento ma dovevano sembrar mille. Possiamo solo immaginare, là dove ora pascolano le pecore, i senesi coi loro stratagemmi sfilar più volte, e il «lione scatenato» d’Amstemburg con la picca tesa al galoppo contro un muro di lance. E poi il macello di chi s'arrendeva implorando d'aver salva la vita, i cavalli disarcionati, le braccia mozze.

Dico: "France, ma te lo immagini che casino qui intorno, non ci si rende mica conto. Perchè sui libri ci sono date e nomi, ma quei nomi erano persone, e le persone mangiavano, bevevano, avevano speranze e passioni, madri e padri, mogli e amanti. Cacavano anche!" "Eh, che notiziona che mi dai!" mi dice lei. Invece secondo me è importante: "Farinata degli Uberti cacava, e scorreggiava pure! E te lo dico di più, siccome non credo che avessero i rotoloni regina, secondo me s'andavano a cercare anche l'erbetta bella morbida...come noi, perché a te ti garbano l'ortiche?". Francesca mi lascia sfogare, poi mi di dice: "te sei stupido perdavveromicaperfinta. Primo coll'erba ti ci pulisci te che non reggi nulla e sei schifoso, io aspetto di trovare un bagno; secondo a settembre erbetta fresca non c'è, ci sono gli stecchi secchi e duri del grano tagliato".

In effetti il progresso è una gran cosa.

Però ci sarà stato tra tutti quei corpi stesi sull'erba anche un ragazzo, un adolescente senese o fiorentino, o di Santafiora o di Poggibonzio, magari partito coll'entusiasmo dell'avventura che precedeva le campagne militari del passato, uno come Piero della Guerra di Piero, steso sul grano tagliato. Me lo immagino con il respiro affannoso, la mano sulla ferita. Chissà cosa avrà pensato. E cosa avrei pensato io al suo posto. Avrà avuto freddo, quando si ha un'emorragia, prima di morire si ha freddo perché non c'è abbastanza sangue per scaldare tutto il corpo. Si sarà reso conto di morire, o forse la morte è un'idea che rifugge se stessa, ci insegue per tutta la vita ma non fa in tempo a raggiungerci.

Eeenisomma...a cinquanta metri dal cippo, più in basso, c'è una scrofa che grufola.Mi ricorda l'asino del Carducci.

Ultimo aggiornamento ( Sabato 09 Maggio 2009 15:23 )  

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